Il Tribunale di Pavia applica la legge “salva-suicidi” a favore di due fratelli imprenditori

Sono due i provvedimenti che hanno dichiarato aperta la procedura di liquidazione del loro patrimonio

Due fratelli si sono rivolti allo Studio Pagano & Partners per la grave situazione debitoria in cui si sono ritrovati a causa della crisi d’ impresa che ha colpito le loro attività.

Ripercorriamo la loro storia.

L’uomo appena maggiorenne, grazie all’aiuto dei genitori, decideva di intraprendere l’attività vitivinicola costituendo un’azienda agricola.

I sacrifici economici venivano sostenuti da tutta la famiglia, senza alcun ritorno economico per circa un biennio prima di generare utile dalla produzione. Ottenuti i primi risultati l’uomo decideva di espandersi, decidendo di adibire alla produzione ben 11 ettari di terreno, prendendoli in affitto dai confinanti.

Necessitando quindi di maggiore liquidità e avendo in animo di edificare una sala uso degustazione in loco, accedeva al credito bancario e la banca iscriveva ipoteca sull’immobile da edificare sul suolo agricolo.

Purtroppo però, proprio nel periodo cruciale di avvio della vendemmia delle uve, a causa di una grandinata e fenomeni metereologici avversi, la produzione veniva compromessa per circa il 70%.

Questo creava le prime difficoltà economiche che lui cercava di arginare sfruttando le competenze nel frattempo acquisite nell’ambito della vendita di prodotti e servizi per le aziende agricole. Costituiva così insieme alla sorella una s.n.c. avente quale oggetto: “l’esercizio di attività di agenzia e di rappresentanza […] per il commercio all’ingrosso e al dettaglio di concimi, sementi, macchine agricole, gasolio […] potendo compiere tutte le attività commerciali all’uopo necessarie con enti, consorzi, imprese, etc.”. Tale società stipulava un contratto di agenzia con un consorzio assumendo il ruolo di agente monomandatario. Grazie ai successi ottenuti, il consorzio offriva all’agente di gestire una nuova zona nel settore risicolo: veniva costituita una nuova s.n.c.

L’uomo quindi, in una situazione reddituale vantaggiosa e in crescita, al fine di aiutare i genitori che avevano contratto un mutuo fondiario per l’acquisto dei terreni e per immettere liquidità nell’azienda agricola che necessitava di nuovi macchinari, accedeva a un nuovo finanziamento tramite una finanziaria.

Inoltre, per aiutare la sorella che aveva richiesto un prestito personale assumeva, in solido, l’obbligo di restituzione dell’importo.

Purtroppo, dal 2013, i segni di crisi del consorzio erano evidenti: le merci iniziano a non essere più disponibili nei magazzini e di fatto le vendite subivano rallentamenti.

Lo stato di crisi del consorzio sfociava irreversibilmente in conclamato stato di insolvenza e in breve veniva posto in liquidazione coatta amministrativa

Risolto il rapporto di agenzia con il consorzio veniva di conseguenza sciolta la s.n.c. nonché l’altra s.n.c. di cui l’uomo era socio (quella del settore risicolo).

Per risollevarsi dalla situazione in cui si era venuto incolpevolmente a trovare, l’uomo decideva di riprendere l’attività vitivinicola avendo in animo di espanderla sino ad esercitare anche attività di agriturismo. Ciò necessitava di un ulteriore ricorso al credito.

Per reperire altre fonti di guadagno, oltre all’agriturismo e all’attività vitivinicola lavorava anche come consulente nel settore agroalimentare.

Ad ogni modo, nonostante gli sforzi profusi il debito accumulato non poteva più essere sostenuto: con grade rammarico, interrompeva definitivamente sia l’attività vitivinicola sia l’attività connessa di agriturismo, optando per una diversa e più sicura collocazione lavorativa.

Nel 2018, infatti, il debito complessivo a suo carico, già insostenibile, aumentava per l’aggravio delle spese legali derivanti dai procedimenti giudiziari di recupero avviati dai vari creditori.

L’esposizione debitoria dell’uomo, si aggira a circa € 450.000,00. Quella della sorella a circa € 80.000,00.

 

I clienti si sono quindi rivolti allo Studio Pagano & Partners che dopo l’analisi della posizione ha valutato di procedere con la liquidazione del patrimonio (una delle procedure previste dalla Legge 3/2012).

Cosa è una liquidazione?

È possibile accedere a questa procedura prevista dalla Legge 3 del 2012 anche senza essere in possesso di beni mobili/immobili (in questo caso si metterà a disposizione dei creditori ad esempio una provvista mensile derivante dallo stipendio) o avendo solo un reddito esiguo.

Vi si può accedere chiaramente anche nel caso in cui vi siano beni del debitore da liquidare (che siano ad esempio immobili o mobili registrati come le auto).

Il soggetto sovraindebitato, non avendo la possibilità di riuscire a formulare una proposta di rientro per tutti i creditori, prende la decisione di liquidare tutto quello che è il suo patrimonio.

Il debitore quindi cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il vantaggio concreto consiste nel fatto che il patrimonio disponibile è inferiore a tutto il monte debitorio e spesso non è di facile liquidazione e vendita.

Grazie a questa procedura vengono innanzitutto individuati i suoi beni, compreso lo stipendio. Si escludono dalla liquidazione i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento nonché gli stipendi, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Il Gestore della Crisi, nominato da un Organismo di Composizione della Crisi, redigerà –d’accordo con l’eventuale professionista designato e con il debitore- una relazione particolareggiata di attestazione che depositerà in Tribunale contenente, tra l’altro, una stima di questi beni, sia mobili che immobili.

Il giudice verificata la correttezza e la fattibilità della procedura emetterà il decreto di apertura della procedura liquidatoria.

L’obiettivo sarà quello di liquidare i beni riuscendo a sanare, almeno in parte, i debiti contratti dal soggetto sovraindebitato.

Tutto il ricavato, infatti, verrà successivamente destinato al pagamento, totale o parziale, dei debiti.

La procedura avrà la durata minima di 4 anni.

Tramite il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio verranno sospese tutte le procedure esecutive pendenti e non potranno esserne iniziate di nuove.

Al termine della procedura il debitore, che avrà in qualche modo “sanato” la situazione derivante da impegni economici (obbligazioni) non rispettati nei confronti di tutti creditori, che si sarà comportato con diligenza, che avrà cooperato con gli organi della procedura, che non avrà omesso altri proventi e non avrà contratto nuovo debito, potrà aspirare ai benefici dell’esdebitazione e liberarsi definitivamente da tutti i debiti avendo nuovamente accesso al credito. L’esdebitazione non è automatica e andrà richiesta al giudice mediante ricorso.

Il fine ultimo delle procedure di sovraindebitamento è infatti l’esdebitazione, la totale liberazione dai debiti con lo stralcio definitivo del residuo (ciò che non si è “ripianato” con la procedura) e la possibilità di avere nuovamente accesso al credito.

 

Nello specifico viene liquidato a disposizione dei creditori nella procedura della durata di 6 anni:

da parte del fratello

  • una provvista liquida mensile variabile negli anni di durata della procedura di circa 350,00 euro;
  • l’immobile;
  • un importo di € 2.500 derivante dalla vendita beni agricoli;
  • un importo di € 1.000,00 derivante dall’anticipazione sul TFR

da parte della sorella

  • una provvista liquida mensile variabile negli anni di durata della procedura di circa € 150,00