Tribunale di Busto Arsizio: aperta la procedura liquidatoria a favore di due coniugi indebitati per l’accumularsi di finanziamenti

Si erano indebitati per circa € 276.000,00, i Giudici applicano la legge c.d. "salva-suicidi"

Il decreto di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio di due coniugi sovraindebitati, clienti dello Studio Pagano & Partners, è dello scorso 10 Luglio.

Il caso, seguito dagli Avv.ti Monica Pagano e Matteo Marini, riguarda due coniugi con tre figli maggiorenni (uno dei quali ancora residente con loro).

Entrambi con un contratto a tempo indeterminato a tempo pieno, il loro stato di sovraindebitamento origina dall’ accumularsi di finanziamenti  chiesti per necessità familiari.

In particolare oltre al mutuo ipotecario per l’acquisto della casa in cui tuttora vivono, negli anni hanno contratto prestiti personali per estinguere altri finanziamenti nonchè per reperire liquidità con cui sopperire a vari bisogni familiari (spese sanitarie sopraggiunte con l’incidente di uno dei figli, spese per motivi di salute dei genitori, spese per acquisto delle auto con cui andare a lavorare..).

Ad oggi sono anche debitori del condominio presso cui vivono per spese condominiali impagate.

Il debito totale si assesta a circa € 276.000,00

 

I clienti si sono quindi rivolti allo Studio Pagano & Partners che dopo l’analisi della posizione ha valutato di procedere con la liquidazione del patrimonio (una delle procedure previste dalla Legge 3/2012).

Cosa è una liquidazione?

È possibile accedere a questa procedura prevista dalla Legge 3 del 2012 anche senza essere in possesso di beni mobili/immobili (in questo caso si metterà a disposizione dei creditori ad esempio una provvista mensile derivante dallo stipendio) o avendo solo un reddito esiguo.

Vi si può accedere chiaramente anche nel caso in cui vi siano beni del debitore da liquidare (che siano ad esempio immobili o mobili registrati come le auto).

Il soggetto sovraindebitato, non avendo la possibilità di riuscire a formulare una proposta di rientro per tutti i creditori, prende la decisione di liquidare tutto quello che è il suo patrimonio.

Il debitore quindi cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il vantaggio concreto consiste nel fatto che il patrimonio disponibile è inferiore a tutto il monte debitorio e spesso non è di facile liquidazione e vendita.

Grazie a questa procedura vengono innanzitutto individuati i suoi beni, compreso lo stipendio. Si escludono dalla liquidazione i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento nonché gli stipendi, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Il Gestore della Crisi, nominato da un Organismo di Composizione della Crisi, redigerà –d’accordo con l’eventuale professionista designato e con il debitore- una relazione particolareggiata di attestazione che depositerà in Tribunale contenente, tra l’altro, una stima di questi beni, sia mobili che immobili.

Il giudice verificata la correttezza e la fattibilità della procedura emetterà il decreto di apertura della procedura liquidatoria.

L’obiettivo sarà quello di liquidare i beni riuscendo a sanare, almeno in parte, i debiti contratti dal soggetto sovraindebitato.

Tutto il ricavato, infatti, verrà successivamente destinato al pagamento, totale o parziale, dei debiti.

La procedura avrà la durata minima di 4 anni.

Tramite il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio verranno sospese tutte le procedure esecutive pendenti e non potranno esserne iniziate di nuove.

Al termine della procedura il debitore, che avrà in qualche modo “sanato” la situazione derivante da impegni economici (obbligazioni) non rispettati nei confronti di tutti creditori, che si sarà comportato con diligenza, che avrà cooperato con gli organi della procedura, che non avrà omesso altri proventi e non avrà contratto nuovo debito, potrà aspirare ai benefici dell’esdebitazione e liberarsi definitivamente da tutti i debiti avendo nuovamente accesso al credito. L’esdebitazione non è automatica e andrà richiesta al giudice mediante ricorso.

Il fine ultimo delle procedure di sovraindebitamento è infatti l’esdebitazione, la totale liberazione dai debiti con lo stralcio definitivo del residuo (ciò che non si è “ripianato” con la procedura) e la possibilità di avere nuovamente accesso al credito.

 

Grazie all’attività professionale svolta, costituiscono patrimonio oggetto di liquidazione in seno alla procedura:

  1. l’unico immobile di loro proprietà;
  2. le auto a loro intestate;
  3. una provvista mensile pari all’ eccedenza di quanto percepito a titolo di stipendio al netto delle spese di sostentamento necessarie per tutta la durata della procedura di liquidazione.