Tribunale di Lodi: a beneficiare della legge 3 una famiglia con debiti per 5 milioni di euro per le garanzie prestate alle loro imprese

Il Collegio accoglie il reclamo presentato dallo Studio Pagano e dichiara aperta la procedura di liquidazione

Una storia di debiti inaspettata che ha completamente sconvolto la vita di una famiglia agiata, a cui non mancava nulla.

I due coniugi, insieme alla figlia di lui nata dal suo primo matrimonio, hanno per anni gestito le loro fiorenti imprese di famiglia, operanti entrambe nel settore immobiliare, garantendole con il loro patrimonio personale.

Hanno, infatti, prestato garanzia mediante sottoscrizione di fideiussioni e mediante iscrizione di ipoteca su immobili personali.

Tali società, soccombendo alla generale crisi economica avviatasi dal 2007, sono state dichiarate fallite, a causa di mancati incassi, nel biennio 2015/2016.

L’uomo, dopo i fallimenti, si è col tempo ammalato sempre più gravemente, fino a spegnersi quest’anno. La donna ha costantemente seguito il marito, anche chiedendo al Tribunale di essere nominata amministratrice di sostegno.

Lo stato di sovraindebitamento è derivato sostanzialmente dalle garanzie prestate alle imprese di famiglia che hanno permesso quindi agli istituti di credito di aggredire tutto il loro patrimonio.

Alla data di presentazione del ricorso da parte dello Studio Pagano & Partners pendevano ben 4 procedure esecutive immobiliari nei loro confronti, di cui una con beni già aggiudicati.

Il cliente si è quindi rivolto allo Studio Pagano & Partners che dopo l’analisi della posizione ha valutato di procedere con la liquidazione del patrimonio (una delle procedure previste dalla Legge 3/2012).

Cosa è una liquidazione?

È possibile accedere a questa procedura prevista dalla Legge 3 del 2012 anche senza essere in possesso di beni mobili/immobili (in questo caso si metterà a disposizione dei creditori ad esempio una provvista mensile derivante dallo stipendio) o avendo solo un reddito esiguo.

Vi si può accedere chiaramente anche nel caso in cui vi siano beni del debitore da liquidare (che siano ad esempio immobili o mobili registrati come le auto).

Il soggetto sovraindebitato, non avendo la possibilità di riuscire a formulare una proposta di rientro per tutti i creditori, prende la decisione di liquidare tutto quello che è il suo patrimonio.

Il debitore quindi cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il vantaggio concreto consiste nel fatto che il patrimonio disponibile è inferiore a tutto il monte debitorio e spesso non è di facile liquidazione e vendita.

Grazie a questa procedura vengono innanzitutto individuati i suoi beni, compreso lo stipendio. Si escludono dalla liquidazione i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento nonché gli stipendi, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Il Gestore della Crisi, nominato da un Organismo di Composizione della Crisi, redigerà –d’accordo con l’eventuale professionista designato e con il debitore- una relazione particolareggiata di attestazione che depositerà in Tribunale contenente, tra l’altro, una stima di questi beni, sia mobili che immobili.

Il giudice verificata la correttezza e la fattibilità della procedura emetterà il decreto di apertura della procedura liquidatoria.

L’obiettivo sarà quello di liquidare i beni riuscendo a sanare, almeno in parte, i debiti contratti dal soggetto sovraindebitato.

Tutto il ricavato, infatti, verrà successivamente destinato al pagamento, totale o parziale, dei debiti.

La procedura avrà la durata minima di 4 anni.

Tramite il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio verranno sospese tutte le procedure esecutive pendenti e non potranno esserne iniziate di nuove.

Al termine della procedura il debitore, che avrà in qualche modo “sanato” la situazione derivante da impegni economici (obbligazioni) non rispettati nei confronti di tutti creditori, che si sarà comportato con diligenza, che avrà cooperato con gli organi della procedura, che non avrà omesso altri proventi e non avrà contratto nuovo debito, potrà aspirare ai benefici dell’esdebitazione e liberarsi definitivamente da tutti i debiti avendo nuovamente accesso al credito. L’esdebitazione non è automatica e andrà richiesta al giudice mediante ricorso.

Il fine ultimo delle procedure di sovraindebitamento è infatti l’esdebitazione, la totale liberazione dai debiti con lo stralcio definitivo del residuo (ciò che non si è “ripianato” con la procedura) e la possibilità di avere nuovamente accesso al credito.

 

I debiti complessivi dei tre clienti ammontavano a circa 5 milioni di euro, una cifra astronomica a fronte di un attivo anch’esso importante di circa 1,3 milioni di euro – composto dai beni immobili oggetto di procedure esecutive – tutto a disposizione della procedura liquidatoria.

La donna, rimasta purtroppo sola, vive con la sola pensione e verserà in procedura una minima provvista mensile, al netto di quanto necessario per il suo sostentamento.

È importante sottolineare che, in sede di proposta di liquidazione del patrimonio è stato evidenziato, dai legali Avv.ti Monica Pagano e Matteo Marini, che la maggior parte delle posizioni debitorie derivavano dalle garanzie reali e personali prestate a favore delle società immobiliari fallite e che – essendo i fallimenti capienti – parte delle posizioni di debito avrebbero trovato soddisfazione, seppur parziale, nelle rispettive procedure di fallimento.

La proposta presentata, tuttavia, veniva dichiarata inammissibile in quanto, a parere del primo giudice, la documentazione prodotta non consentiva di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale dei debitori.

Avverso tale provvedimento, i clienti dello Studio Pagano proponevano reclamo e il Collegio provvedeva a revocarlo, dichiarando aperta a loro favore la procedura di liquidazione del patrimonio.

Un successo auspicato perché la legge sul sovraindebitamento, si ricorda, offre uno strumento di riabilitazione per quei soggetti che incolpevolmente (come i signori di questa storia) si siano trovati in una situazione di indebitamento non più sostenibile, offrendo il massimo soddisfacimento possibile ai creditori nel rispetto della par condicio, principio che, al contrario, non viene adeguatamente tutelato nell’ottica delle esecuzioni individuali dei singoli creditori.