Tribunale di Lodi: a beneficiare della legge 3 una famiglia con debiti per 5 milioni di euro per le garanzie prestate alle loro imprese

Il Collegio accoglie il reclamo presentato dallo Studio Pagano e dichiara aperta la procedura di liquidazione

Una storia di debiti inaspettata che ha completamente sconvolto la vita di una famiglia agiata, a cui non mancava nulla.

I due coniugi, insieme alla figlia di lui nata dal suo primo matrimonio, hanno per anni gestito le loro fiorenti imprese di famiglia, operanti entrambe nel settore immobiliare, garantendole con il loro patrimonio personale.

Hanno, infatti, prestato garanzia mediante sottoscrizione di fideiussioni e mediante iscrizione di ipoteca su immobili personali.

Tali società, soccombendo alla generale crisi economica avviatasi dal 2007, sono state dichiarate fallite, a causa di mancati incassi, nel biennio 2015/2016.

L’uomo, dopo i fallimenti, si è col tempo ammalato sempre più gravemente, fino a spegnersi quest’anno. La donna ha costantemente seguito il marito, anche chiedendo al Tribunale di essere nominata amministratrice di sostegno.

Lo stato di sovraindebitamento è derivato sostanzialmente dalle garanzie prestate alle imprese di famiglia che hanno permesso quindi agli istituti di credito di aggredire tutto il loro patrimonio.

Alla data di presentazione del ricorso da parte dello Studio Pagano & Partners pendevano ben 4 procedure esecutive immobiliari nei loro confronti, di cui una con beni già aggiudicati.

I debiti complessivi dei tre clienti ammontavano a circa 5 milioni di euro, una cifra astronomica a fronte di un attivo anch’esso importante di circa 1,3 milioni di euro – composto dai beni immobili oggetto di procedure esecutive – tutto a disposizione della procedura liquidatoria.

La donna, rimasta purtroppo sola, vive con la sola pensione e verserà in procedura una minima provvista mensile, al netto di quanto necessario per il suo sostentamento.

È importante sottolineare che, in sede di proposta di liquidazione del patrimonio è stato evidenziato, dai legali Avv.ti Monica Pagano e Matteo Marini, che la maggior parte delle posizioni debitorie derivavano dalle garanzie reali e personali prestate a favore delle società immobiliari fallite e che – essendo i fallimenti capienti – parte delle posizioni di debito avrebbero trovato soddisfazione, seppur parziale, nelle rispettive procedure di fallimento.

La proposta presentata, tuttavia, veniva dichiarata inammissibile in quanto, a parere del primo giudice, la documentazione prodotta non consentiva di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale dei debitori.

Avverso tale provvedimento, i clienti dello Studio Pagano proponevano reclamo e il Collegio provvedeva a revocarlo, dichiarando aperta a loro favore la procedura di liquidazione del patrimonio.

Un successo auspicato perché la legge sul sovraindebitamento, si ricorda, offre uno strumento di riabilitazione per quei soggetti che incolpevolmente (come i signori di questa storia) si siano trovati in una situazione di indebitamento non più sostenibile, offrendo il massimo soddisfacimento possibile ai creditori nel rispetto della par condicio, principio che, al contrario, non viene adeguatamente tutelato nell’ottica delle esecuzioni individuali dei singoli creditori.