Intesa Sanpaolo offre 1€ per il “il buono”delle banche venete

È questa l’offerta – definita simbolica – presentata da Intesa Sanpaolo per l’acquisto della c.d. “good bank” di Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Dopo un lungo periodo di trattative tra Intesa, il Tesoro e Bruxelles, il noto Istituto di Credito, si “aggiudica” la proprietà di alcune attività delle Banche Venete. Tale decisione, deriva da un decreto approvato dal Consiglio dei ministri, il quale, non solo definisce l’ambito di operatività di Intesa, ma crea una vera e propria cornice normativa per la liquidazione ordinaria delle Banche Venete.

Infatti, Intesa Sanpaolo si porta a casa la parte sana (good bank) dei due istituti, la parte “malata” (bad bank), invece, resterà a carico dello Stato, che dovrà sborsare circa 5,2 miliardi per attuare il salvataggio.

Con il termine good bank, si fa riferimento ai crediti in bonis diversi da quelli ad alto rischio per circa 26,1 miliardi di euro: attività finanziarie per circa 8,9 miliardi di euro; attività fiscali per circa 1,9 miliardi di euro; debiti verso clientela per circa 25,8 miliardi di euro; obbligazioni senior per circa 11,8 miliardi di euro; raccolta indiretta per circa 23 miliardi di euro.

Restano esclusi – e quindi rientrano nella bad bank – i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute). Si tratta, principalmente, dei crediti definiti “tossici”, ciò i debiti non saldati da cittadini ed imprese che formano la c.d. “sofferenza”.

Rientrano, nel perimetro oggetto di acquisto, anche i crediti in bonis ad alto rischio per circa 4 miliardi di euro, con diritto di Intesa Sanpaolo di retrocessione nel caso di rilevazione, nel periodo fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020, dei presupposti per classificarli come sofferenze o inadempienze probabili.

Le Banche Venete, subiranno, quindi una vera e propria liquidazione (liquidazione coatta amministrativa) che permette il passaggio della “good bank” a Intesta Sanpaolo.

Lo scopo a cui Intesa mira, è quello di “salvaguardare l’occupazione, i risparmi di 2 milioni di famiglie e l’attività di circa 200 mila imprese finanziate.

Tale intervento, almeno sulla carta, pare assicurare una maggiore tutela ai risparmiatori, in quanto tale passaggio non comporterebbe alcun tipo di conseguenza per gli stessi: qualsiasi operazione bancaria rimane invariata, cambia solo la responsabilità che, nel caso di specie, sarà a carico di Intesa.

Occorre precisare tuttavia che, Intesa: “include una clausola risolutiva, che prevede l’inefficacia del contratto e la retrocessione alle banche in liquidazione coatta amministrativa del perimetro oggetto di acquisizione, in particolare nel caso in cui il Decreto Legge non fosse convertito in legge, ovvero fosse convertito con modifiche e/o integrazioni tali da rendere più onerosa per Intesa Sanpaolo l’operazione, e non fosse pienamente in vigore entro i termini di legge”.

In altre parole, l’operazione di “salvataggio” delle Banche Venete, rimarrà subordinata ad una condizione: che non si realizzino problematiche relative all’approvazione del testo del decreto, ovvero che l’operazione risulti troppo gravosa per i forzieri della Banca Torinese.

 Dott.ssa Irene Giorgi                       Avv.to Monica Pagano