Il Tribunale di Vercelli applica la legge “salva-suicidi” ritenendo non opponibili alla procedura le cessioni del quinto

Lui insegnante divorziato, lei pensionata ha sempre cercato di sostenerlo economicamente

Una famiglia composta dall’uomo, la madre di lui, la sua compagna e i due figli minorenni (uno nato dal precedente matrimonio di lui), indebitatasi principalmente per le difficoltà di lui a pagare le rate del mutuo stipulato per acquistare la prima casa quando era sposato.

L’uomo oggi è insegnante assunto a tempo indeterminato ma dal suo stipendio viene ogni mese detratto il 1/5 dello stipendio. Essendo divorziato, versa altresì una somma a titolo di assegni familiari.

La madre è pensionata e dalla sua pensione viene detratto il 1/5.

Vivono nella casa acquistata dalla compagna ed è solo lei a versare le rate del mutuo.

Le difficoltà iniziavano per l’uomo allorquando, ancora sposato, veniva per lui meno la possibilità di pagare le rate del mutuo stipulato per l’acquisto della casa di abitazione.

La banca sottoponeva l’immobile ad esecuzione forzata e veniva quindi aggiudicato all’asta.

Contribuivano anche a causare il sovraindebitamento in quegli anni non solo l’aver prestato garanzie fideiussorie e contribuito alle spese dell’attività commerciale dell’ ex moglie ma anche il fatto che l’uomo, oltre all’attività di insegnante svolgeva  l’attività di amministratore di condominio. Lo stress derivante da tale attività, al quale si sommavano problemi matrimoniali e familiari, comportavano un aggravamento delle sue condizioni di salute psico-fisica, fino all’esaurimento nervoso e ad un tentativo di autolesione. Nel corso della gestione degli stabili era stato anche costretto ad affrontare in prima persona alcune spese necessarie all’amministrazione degli immobili, ricorrendo anche a prestiti personali e all’aiuto dei genitori.

La madre ha cercato sempre negli anni di sostenere economicamente il figlio. I suoi debiti derivano quindi in buona parte da obbligazioni assunte a garanzia della posizione del figlio.

Lui si è indebitato per circa € 350.000 e lei per circa € 150.000.

Il patrimonio che verrà liquidato consisterà per tutta la durata della procedura di 4 anni:

Per lui

  • in una provvista mensile di € 360,00. Il quinto dello stipendio, ottenuto il provvedimento, rientra nella disponibilità del debitore e può essere distribuito a tutti i creditori.

Per lei

  • in una provvista mensile di € 550,00. La cessione del quinto della pensione, ottenuto il provvedimento, rientra nella disponibilità del debitore e può essere distribuito a tutti i creditori.

Complessivamente la procedura renderà disponibile la somma di più di € 43.000,00 e alla fine del quadriennio i clienti, se rispetteranno quanto stabilito, potranno beneficiare dell’esdebitazione, liberandosi definitivamente da tutti i debiti.

Da rilevare, nel provvedimento ottenuto, come il Giudice ritenga le cessioni del quinto non opponibili alla procedura.

Queste le motivazioni:

“considerato che la cessione del credito è un contratto di natura consensuale e a causa variabile con scopo di cessione in garanzia al fine dell’ adempimento e che,trattandosi di crediti futuri, il trasferimento del credito non avviene al momento del consenso ma al momento della venuta ad esistenza del credito (cfr. Cass. n. 551/2012; Trib. Torino RG 340/2019), la cessione del quinto non può ritenersi perfezionata con riguardo agli stipendi non ancora maturati; in conseguenza, il piano di liquidazione del patrimonio dovrà ritenersi obbligatorio anche per il creditore cessionario che verrà soddisfatto secondo le previsioni del piano stesso, senza poter invocare l’ opponibilità alla procedura concorsuale della cessione del quinto dello stipendio stipulata in data anteriore”.

Ancora il Giudice si pronuncia in merito alle procedure esecutive presso terzi instaurate dai creditori stabilendo la loro improcedibilità essendo i relativi crediti ancora da soddisfare ricompresi nel  piano.

Un decreto da leggere, lo trovate in allegato!