Tribunale di Brescia: due avvocati beneficiano della legge sul sovraindebitamento

Un altro successo per lo Studio Pagano & Partners in materia di sovraindebitamento e la particolarità del caso è che i clienti sono due avvocati.

Due coniugi, non più giovani, avvocati affermati specializzati in diritto amministrativo e tributario che nella loro carriera professionale hanno anche avuto tra i loro clienti vari Comuni si sono ritrovati in difficoltà economiche per investimenti immobiliari che si sono poi rilevati errati.
Gli avvocati in un primo momento si sono rivolti ad un altro professionista affinché si occupasse della procedura di sovraindebitamento. Purtroppo l’operato di questo avvocato non è stato proficuo, nonostante i clienti avessero sempre provveduto al pagamento delle sue parcelle e l’Avv. Monica Pagano, insieme all’Avv. Matteo Marini, sono intervenuti quali loro legali in una fase in cui già l’OCC era stato nominato.
Ripresa in mano tutta la posizione e dandogli la possibilità di continuare ad esercitare la professione, lo Studio Pagano è riuscito ad ottenere, in data 26 Aprile, dal Tribunale di Brescia, il decreto di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio di entrambi gli avvocati, permettendogli di usufruire dei benefici della legge 3/12.

 

Cosa è una liquidazione?

È possibile accedere a questa procedura prevista dalla Legge 3 del 2012 anche senza essere in possesso di beni mobili/immobili (in questo caso si metterà a disposizione dei creditori ad esempio una provvista mensile derivante dallo stipendio) o avendo solo un reddito esiguo.

Vi si può accedere chiaramente anche nel caso in cui vi siano beni del debitore da liquidare (che siano ad esempio immobili o mobili registrati come le auto).

Il soggetto sovraindebitato, non avendo la possibilità di riuscire a formulare una proposta di rientro per tutti i creditori, prende la decisione di liquidare tutto quello che è il suo patrimonio.

Il debitore quindi cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il vantaggio concreto consiste nel fatto che il patrimonio disponibile è inferiore a tutto il monte debitorio e spesso non è di facile liquidazione e vendita.

Grazie a questa procedura vengono innanzitutto individuati i suoi beni, compreso lo stipendio. Si escludono dalla liquidazione i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento nonché gli stipendi, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Il Gestore della Crisi, nominato da un Organismo di Composizione della Crisi, redigerà –d’accordo con l’eventuale professionista designato e con il debitore- una relazione particolareggiata di attestazione che depositerà in Tribunale contenente, tra l’altro, una stima di questi beni, sia mobili che immobili.

Il giudice verificata la correttezza e la fattibilità della procedura emetterà il decreto di apertura della procedura liquidatoria.

L’obiettivo sarà quello di liquidare i beni riuscendo a sanare, almeno in parte, i debiti contratti dal soggetto sovraindebitato.

Tutto il ricavato, infatti, verrà successivamente destinato al pagamento, totale o parziale, dei debiti.

La procedura avrà la durata minima di 4 anni.

Tramite il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio verranno sospese tutte le procedure esecutive pendenti e non potranno esserne iniziate di nuove.

Al termine della procedura il debitore, che avrà in qualche modo “sanato” la situazione derivante da impegni economici (obbligazioni) non rispettati nei confronti di tutti creditori, che si sarà comportato con diligenza, che avrà cooperato con gli organi della procedura, che non avrà omesso altri proventi e non avrà contratto nuovo debito, potrà aspirare ai benefici dell’esdebitazione e liberarsi definitivamente da tutti i debiti avendo nuovamente accesso al credito. L’esdebitazione non è automatica e andrà richiesta al giudice mediante ricorso.

Il fine ultimo delle procedure di sovraindebitamento è infatti l’esdebitazione, la totale liberazione dai debiti con lo stralcio definitivo del residuo (ciò che non si è “ripianato” con la procedura) e la possibilità di avere nuovamente accesso al credito.