Il Tribunale di Ivrea apre la procedura liquidatoria ritenendo non opponibile alla stessa la cessione del quinto dello stipendio

Il Giudice ha dunque disposto la sospensione, fino alla durata complessiva della procedura, del prelievo della cessione del quinto dello stipendio del cliente a favore della società finanziaria con cui aveva stipulato il contratto.

Il cliente risiede in provincia di Torino e convive con la compagna e la figlia di lei.

Attualmente è impiegato e ha un contratto a tempo indeterminato.

Il suo stato di sovraindebitamento è principalmente riferibile alle difficoltà economiche sorte nel corso degli anni per varie vicissitudini dovute ai trasferimenti in diverse città nonché a due incidenti stradali.

Essendo dipendente, dal 1998, con un contratto full time a tempo indeterminato, nel 2003 stipulava un contratto di mutuo per l’acquisto della prima casa, garantito da ipoteca volontaria.

Negli anni tuttavia veniva trasferito, dall’azienda per cui dipendeva, in ben 3 città diverse, essendo a suo carico non solo la rata del mutuo ma anche i costi di locazione degli immobili situati laddove si trasferiva di volta in volta.

Nel 2005 il cliente acquistava un’autovettura stipulando un finanziamento e la sua situazione economica già precaria subiva, due anni dopo, un drastico peggioramento quando veniva coinvolto in un incidente automobilistico costringendolo, per i danni subiti dall’autovettura, a riscattarla e saldare interamente il finanziamento.

Costretto ad acquistare una nuova autovettura per recarsi a lavoro stipulava, nel 2008, con altra finanziaria, un altro finanziamento. Purtroppo nello stesso anno veniva coinvolto in un nuovo incidente dovendo sostenere i costi di mantenimento dell’autovettura sostitutiva.

Ancora non riuscendo più a far fronte ai canoni di locazione dell’immobile situato nella città dove da ultimo era stato trasferito, gli veniva notificato lo sfratto esecutivo dell’immobile, con contestuale pignoramento in busta paga. Era costretto a ricorrere nuovamente al credito, tramite un’altra società finanziaria.

Decideva pertanto, nel 2012, di trasferirsi in un’altra città prendendo in locazione un nuovo immobile e nel 2013 stipulava un contratto di cessione del quinto con altra finanziaria per saldare le restanti somme dovute all’altra società.

La sua situazione finanziaria diveniva a quel punto insostenibile, costringendolo a ricorrere ancora al credito di altre finanziarie nel 2014 e nel 2015.

Nel 2017 gli veniva notificato un nuovo pignoramento (a seguito dello sfratto) e l’ istituto di credito gli revocava dapprima il fido e riduceva il plafond della carta di credito fino a revocargliela.

Un debito complessivo pari a più di € 250.000,00 mette a disposizione dei creditori nella procedura liquidatoria di durata quinquennale

  • l’immobile di sua proprietà e
  • una provvista liquida complessiva di € 21.600,00, da versarsi in n°60 rate mensili di importo pari a 1/5 dello stipendio.

Da rilevare, nel provvedimento ottenuto, come il Giudice ritenga condivisibile l’orientamento interpretativo per cui le cessioni del quinto non siano opponibili alla procedura.

Queste le motivazioni:
– trattasi di credito futuro che sorge solo quando matura il diritto a percepire il rateo mensile;
– la natura concorsuale della procedura in esame determina, sin dal momento della sua apertura, l’applicazione dei principi di universalità, segregazione del patrimonio e rispetto della par condicio; principi che risulterebbero violati qualora si riconoscesse in capo ad un solo creditore, per di più chirografario, la possibilità di conservare il proprio diritto su di una parte del patrimonio, in tal modo sottratta alla concorsualità.

A beneficio esclusivo del cliente, il dovuto a titolo di cessione del quinto si è per così dire “trasformato” per gli anni di durata della procedura in provvista mensile da versare alla procedura al fine della liberazione totale dai suoi debiti.

Una storia travagliata di debiti ma a lieto fine!