Il Tribunale di Treviso apre la procedura liquidatoria a favore di un’intera famiglia operante dagli anni ‘90 nel settore agricolo

I debiti societari oltrepassano il milione e mezzo di euro

Lo stato di sovraindebitamento della famiglia che si è rivolta allo Studio Pagano & Partners origina dalle difficoltà economiche della loro società agricola – operante dagli anni ’90 – alle quali si sono aggiunti i problemi di salute di uno dei figli.

La coppia, ultrasettantenne, vive insieme ad uno dei figli. L’altro figlio è sposato e ha due figli minorenni.

La società agricola veniva costituita dal padre nel 1994 e aveva come indirizzo prevalente (per l’80% dell’attività) l’allevamento di bovini per la produzione di latte. In percentuale minore venivano coltivati vigneti per la produzione d’uva.

Nel corso degli anni la società decideva di eliminare la coltivazione a vite e dedicarsi esclusivamente alla produzione e vendita di latte, iscrivendosi ad un noto Consorzio.

Tale scelta comportava rilevanti migliorie nell’azienda come ad esempio la ristrutturazione delle stalle per il benessere animale, la costruzione di vasche per la stabulazione dei formaggi, la costruzione di capannoni per il ricovero dei foraggi e per l’allevamento del bestiame giovane e così via.

L’azienda praticava la rimonta interna degli animali, con selezione genealogica: nessun animale veniva acquistato e la produzione media giornaliera era di 30 litri per capo munto.

Tutti i finanziamenti contratti venivano onorati fino al 2005, quando la crisi economica complicava le finanze dell’Azienda Agricola, già provata dal carovita seguente l’entrata in vigore dell’Euro.

Infatti il prezzo del latte scendeva vorticosamente.

Resasi insostenibile la situazione finanziaria, nel 2009 il padre riceveva un prestito personale di € 100.000 e veniva acceso un nuovo mutuo ipotecario di € 900.000 al fine di sanare la pregressa esposizione debitoria.

Nel 2011, quando il mercato del latte pareva riprendersi seppur lentamente, la società agricola stipulava con altra banca un finanziamento nella forma di conto corrente ipotecario: a fronte dell’installazione di un impianto fotovoltaico, il gestore dei servizi energetici avrebbe erogato incentivi tanto per l’installazione quanto sul prezzo dell’energia, bloccato e stabilito annualmente; inoltre, l’energia in disavanzo sarebbe stata acquistata dalla rete e tali proventi avrebbero ripagato il finanziamento.

Nello stesso anno, per consolidare le passività onerose, veniva concordato con altro istituto di credito un finanziamento di € 365.000 in relazione al quale ogni membro della famiglia era fideiussore che veniva pagato regolarmente fino al 2018.

Il padre nel 2015 lasciava l’azienda nelle mani dei figli ma due anni dopo, uno di loro aveva problemi di salute, costringendo l’altro a farsi carico di tutte la fatica fisiche dell’attività agricola.

Nel medesimo anno cadeva il regime delle quote latte e il prezzo del latte al litro – già difficile da sostenere nel mercato interno – subiva la concorrenza del latte da importazione, prodotto con standard qualitativi e vincoli di produzione meno rigidi e costosi.

Un anno dopo la società agricola cessava.

Delle due procedure esecutive immobiliari una si è conclusa lo scorso anno con l’aggiudicazione di tutti i beni ad un prezzo complessivo di oltre € 900.000,00, l’altra è ancora pendente.

I debiti contratti dai singoli componenti della famiglia si attestano di media a circa € 15.00,00. Ben più importanti i debiti societari che oltrepassano il milione e mezzo di euro.

Il cliente si è quindi rivolto allo Studio Pagano & Partners che dopo l’analisi della posizione ha valutato di procedere con la liquidazione del patrimonio (una delle procedure previste dalla Legge 3/2012).

Cosa è una liquidazione?

È possibile accedere a questa procedura prevista dalla Legge 3 del 2012 anche senza essere in possesso di beni mobili/immobili (in questo caso si metterà a disposizione dei creditori ad esempio una provvista mensile derivante dallo stipendio) o avendo solo un reddito esiguo.

Vi si può accedere chiaramente anche nel caso in cui vi siano beni del debitore da liquidare (che siano ad esempio immobili o mobili registrati come le auto).

Il soggetto sovraindebitato, non avendo la possibilità di riuscire a formulare una proposta di rientro per tutti i creditori, prende la decisione di liquidare tutto quello che è il suo patrimonio.

Il debitore quindi cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il vantaggio concreto consiste nel fatto che il patrimonio disponibile è inferiore a tutto il monte debitorio e spesso non è di facile liquidazione e vendita.

Grazie a questa procedura vengono innanzitutto individuati i suoi beni, compreso lo stipendio. Si escludono dalla liquidazione i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento nonché gli stipendi, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Il Gestore della Crisi, nominato da un Organismo di Composizione della Crisi, redigerà –d’accordo con l’eventuale professionista designato e con il debitore- una relazione particolareggiata di attestazione che depositerà in Tribunale contenente, tra l’altro, una stima di questi beni, sia mobili che immobili.

Il giudice verificata la correttezza e la fattibilità della procedura emetterà il decreto di apertura della procedura liquidatoria.

L’obiettivo sarà quello di liquidare i beni riuscendo a sanare, almeno in parte, i debiti contratti dal soggetto sovraindebitato.

Tutto il ricavato, infatti, verrà successivamente destinato al pagamento, totale o parziale, dei debiti.

La procedura avrà la durata minima di 4 anni.

Tramite il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio verranno sospese tutte le procedure esecutive pendenti e non potranno esserne iniziate di nuove.

Al termine della procedura il debitore, che avrà in qualche modo “sanato” la situazione derivante da impegni economici (obbligazioni) non rispettati nei confronti di tutti creditori, che si sarà comportato con diligenza, che avrà cooperato con gli organi della procedura, che non avrà omesso altri proventi e non avrà contratto nuovo debito, potrà aspirare ai benefici dell’esdebitazione e liberarsi definitivamente da tutti i debiti avendo nuovamente accesso al credito. L’esdebitazione non è automatica e andrà richiesta al giudice mediante ricorso.

Il fine ultimo delle procedure di sovraindebitamento è infatti l’esdebitazione, la totale liberazione dai debiti con lo stralcio definitivo del residuo (ciò che non si è “ripianato” con la procedura) e la possibilità di avere nuovamente accesso al credito.

 

I signori nella procedura liquidatoria della durata di 4 anni mettono a disposizione dei creditori:

  1. il ricavato dell’esecuzione immobiliare conclusasi;
  2. il rimante patrimonio immobiliare;
  3. le automobili di proprietà;
  4. ogni altro bene di apprezzabile valore economico dovesse entrare nel patrimonio degli istanti durante i quattro anni della procedura.

Un successo che ha finalmente permesso a questa famiglia di trovare la serenità e, trascorsi 4 anni, rispettando le prescrizioni, gli darà la possibilità di chiedere e ottenere l’esdebitazione, liberandosi definitivamente da tutti i debiti.