Tribunale di Milano: sentenza di condanna della banca a pagare le spese di giudizio e di rettifica del saldo di conto corrente del correntista.

Con lo specifico intento di verificare la correttezza dei rapporti intrattenuti con la Banca, la società attrice, assistita dai legali dello Studio Pagano & P., chiede l’intervento del giudice al fine di accertare o smentire la presenza di usura e irregolarità bancarie.

Nel caso di specie, secondo l’attrice, l’Istituto di Credito avrebbe applicato interessi e tassi usurari nei diversi rapporti bancari, tenendo così un comportamento che si pone in contrasto con la normativa di riferimento.

In seguito ai vari dubbi e alle varie perplessità, parte attrice ha quindi richiesto l’intervento di uno specialista del settore (CTP), il quale ha condotto un’indagine peritale dalla quale emerge l’applicazione, da parte della Banca, di tassi superiori a quelli espressamente previsti per legge. Ma non solo, infatti lo specialista ha sottolineato come il noto Istituto di Credito, ha tenuto un comportamento configurabile come “anatocismo bancario”.

Nel caso di specie, il citato professionista, difatti, stabiliva che: “la banca ha utilizzato un TEG superiore di oltre una volta e mezza il tasso soglia, incorrendo nell’usura prevista dall’art. 644, comma 3 del Codice Penale …ha utilizzato un TEG superiore al tasso soglia …ha applicato la capitalizzazione composta degli interessi debitori addebitando quindi maggiori competenze al cliente.”

Perciò, risulta evidente che il comportamento illegittimo ed illegale della convenuta abbia causato gravi danni alla società: infatti, gli interessi applicati dall’Istituto di Credito hanno inciso negativamente sul bilancio dell’attrice, pregiudicandone gli equilibri di cassa.

Alla luce delle precedenti considerazioni, appare necessario l’intervento dell’organo giudicante, al fine di far chiarezza circa suddetti rapporti.

Il Tribunale di Milano, dopo aver valutato ed esaminato tutta la documentazione necessaria, con la recente sentenza dell’08.05.2017, dichiara quanto segue: “accerta e dichiara che il saldo del c/c oggetto della causa alla data del 31/12/2014 è pari ad euro 9.043,49 a debito del cliente”.

Tale pronuncia, è meritevole di attenzione, perché inizialmente, la convenuta aveva indicato un debito pari a € 22.712,36, cifra evidentemente errata: infatti, dal ricalcolo del saldo effettuato da apposito CTU, emerge un saldo a debito di € 9.043,49, e non di € 22.712,36 come invece riscontrato in precedenza dalla convenuta.

La Banca, pertanto, avrà diritto ad ottenere la restituzione della somma appena menzionata; somma però notevolmente minore rispetto a quella richiesta inizialmente (una differenza di oltre 13.000,00).

Brescia, 18 maggio 2017

Dott.ssa Irene Giorgi                                                                         Avv. Monica Pagano