Tribunale di Pavia: aperta la procedura liquidatoria a favore di un cliente indebitatosi per vicende giudiziarie

Indebitatosi per oltre € 750.000,00 ricorre alla Legge "anti-suicidi"

Il cliente dello studio Pagano & Partners convive con la compagna disoccupata e con la madre della convivente, invalida.

Attualmente è amministratore unico di una S.r.l. di cui detiene una quota pari al 90%.

Il suo stato di sovraindebitamento è principalmente riferibile alle vicende legali che lo hanno visto coinvolto negli ultimi 20 anni: nel 2002 infatti partecipava a un’importante causa ereditaria.

Oltre a ciò, tra gli eventi che contribuivano negli anni all’aumento dei suoi debiti, la perdita del lavoro come dipendente addetto al controllo qualità di un’industria alimentare nel 2011. Alla ricerca di soluzioni professionali alternative, l’uomo partecipava a diversi corsi di formazione sui sistemi di gestione qualità e nel 2012 decideva quindi di sviluppare un progetto di valorizzazione del prodotto locale e di tradizione millenaria, ovvero il “Salame d’Oca”, fondando la società di cui oggi è socio al 90% e amministratore unico.

Tale società tuttavia negli ultimi tre anni non ha generato alcun utile e il ricavato prodotto è stato utilizzato per pagare i costi di gestione.

Nel 2013, si concludeva la causa ereditaria e il cliente soccombente veniva condannato a restituire a una parente una somma pari a più € 450.000,00 oltre spese di lite, spese di registro e interessi a far data dal 1997. Una sentenza per lui devastante così come il rifiuto della parente di transigere. Decideva così di proporre appello e la Corte accoglieva parzialmente le sue richieste.

Ad oggi, in ogni caso, l’ammontare delle somme dovute alla parente è di circa € 700.000,00.

Nelle more, non riuscendo a provvedere al pagamento di queste somme gli veniva notificato atto di precetto, cui seguiva notifica dell’atto di pignoramento immobiliare sull’abitazione di sua proprietà (per il quale aveva contratto un mutuo nel 2001).  A seguito del pignoramento la banca gli chiedeva il rientro per circa € 80.000,00 e lui riusciva a far fronte a tale somma vendendo un altro suo appartamento nel 2014, di cui era comproprietario con i genitori.

Anche il secondo mutuo contratto nel 2006 per ristrutturazione immobile (oggi pignorato) – e in realtà in vista di un’eventuale accordo transattivo con la parente, poi non riuscito – veniva regolarmente estinto dal cliente nel corso degli anni.

Intanto, la procedura esecutiva giungeva allo sfratto e all’asta giudiziaria e il cliente, la sua compagna e la madre di questa (invalida) si trasferivano presso la casa di campagna di quest’ultima.

Nel 2018 veniva notificato da parte della parente altro atto di precetto in rinnovazione per l’importo di circa € 700.000,00 non essendo ancora la casa stata venduta all’asta.

La situazione diveniva per il cliente insostenibile e il ricorso alla L. 3/2012 è per lui l’unica ancora di salvezza.

A fronte di un monte debitorio totale di più di € 750.000,00 nella procedura vengono messi a disposizione dei creditori:

  • due immobili;
  • un credito per finanziamento soci di circa € 80.000,00 consolidato dal 2012 a favore della S.r.l.;
  • la sua quota pari al 90% della S.r.l.;
  • una provvista liquida mensile di € 100,00 per un periodo minimo di 5 anni che verrà versata dal padre del cliente dalla data di emissione del decreto di apertura della procedura liquidatoria.