Oltre 2 milioni di euro di debiti: la crisi economica ha travolto le società di famiglia

Il Tribunale di Busto Arsizio applica la legge 3/2012, ne beneficia un ex imprenditore

L’uomo oggi lavora a tempo indeterminato in una  S.r.l. con la mansione di addetto al controllo produzione ma è stato un imprenditore che per anni si è occupato delle società di famiglia.

La cause del suo sovraindebitamento hanno origini lontane.

Nel 1989 rilevava le quote della s.n.c. di famiglia iniziando ad esercitare la propria attività lavorativa all’interno dell’azienda operante nell’ambito del settore metalmeccanico. Settore che, purtroppo, dal 2008 la crisi economica globale è andata inevitabilmente a toccare. La società della famiglia veniva inevitabilmente colpita.

In particolare, la crisi causava ritardi e omissioni nei pagamenti da parte dei diversi clienti e da ciò conseguiva l’aggravio della situazione debitoria che, purtroppo, non riusciva più ad essere risanata dai soci.

Oltre a ciò, ammalatosi nel 2011 il padre, l’uomo insieme alle sorelle doveva fornirgli assistenza continua, non riuscendo più diligentemente a seguire le sorti della società di famiglia.

Un anno dopo una triste vicenda. Il capannone ospitante l’attività produttiva della famiglia veniva coinvolto da un grave incendio portando inevitabilmente alla sospensione dell’attività produttiva per più di sei mesi. Tale evento comportava una grave perdita di clientela con conseguente riduzione delle entrate e aumento della situazione debitoria.

Nonostante queste difficoltà la società pagava sempre i propri dipendenti, riversandosi tutti i debiti in capo a soci che avevano prestato garanzie fideiussorie a favore di alcuni istituti di credito che avevano finanziato con linee di credito o mutui le società di famiglia.

I debiti accumulati hanno raggiunto cifre stratosferiche: oltre 2 milioni di euro.

Il cliente si è quindi rivolto allo Studio Pagano & Partners che dopo l’analisi della posizione ha valutato di procedere con la liquidazione del patrimonio (una delle procedure previste dalla Legge 3/2012).

 

Cosa è una liquidazione?

È possibile accedere a questa procedura prevista dalla Legge 3 del 2012 anche senza essere in possesso di beni mobili/immobili (in questo caso si metterà a disposizione dei creditori ad esempio una provvista mensile derivante dallo stipendio) o avendo solo un reddito esiguo.

Vi si può accedere chiaramente anche nel caso in cui vi siano beni del debitore da liquidare (che siano ad esempio immobili o mobili registrati come le auto).

Il soggetto sovraindebitato, non avendo la possibilità di riuscire a formulare una proposta di rientro per tutti i creditori, prende la decisione di liquidare tutto quello che è il suo patrimonio.

Il debitore quindi cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il vantaggio concreto consiste nel fatto che il patrimonio disponibile è inferiore a tutto il monte debitorio e spesso non è di facile liquidazione e vendita.

Grazie a questa procedura vengono innanzitutto individuati i suoi beni, compreso lo stipendio. Si escludono dalla liquidazione i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento nonché gli stipendi, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Il Gestore della Crisi, nominato da un Organismo di Composizione della Crisi, redigerà –d’accordo con l’eventuale professionista designato e con il debitore- una relazione particolareggiata di attestazione che depositerà in Tribunale contenente, tra l’altro, una stima di questi beni, sia mobili che immobili.

Il giudice verificata la correttezza e la fattibilità della procedura emetterà il decreto di apertura della procedura liquidatoria.

L’obiettivo sarà quello di liquidare i beni riuscendo a sanare, almeno in parte, i debiti contratti dal soggetto sovraindebitato.

Tutto il ricavato, infatti, verrà successivamente destinato al pagamento, totale o parziale, dei debiti.

La procedura avrà la durata minima di 4 anni.

Tramite il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio verranno sospese tutte le procedure esecutive pendenti e non potranno esserne iniziate di nuove.

Al termine della procedura il debitore, che avrà in qualche modo “sanato” la situazione derivante da impegni economici (obbligazioni) non rispettati nei confronti di tutti creditori, che si sarà comportato con diligenza, che avrà cooperato con gli organi della procedura, che non avrà omesso altri proventi e non avrà contratto nuovo debito, potrà aspirare ai benefici dell’esdebitazione e liberarsi definitivamente da tutti i debiti avendo nuovamente accesso al credito. L’esdebitazione non è automatica e andrà richiesta al giudice mediante ricorso.

Il fine ultimo delle procedure di sovraindebitamento è infatti l’esdebitazione, la totale liberazione dai debiti con lo stralcio definitivo del residuo (ciò che non si è “ripianato” con la procedura) e la possibilità di avere nuovamente accesso al credito.

 

A disposizione dei creditori, l’uomo, cliente dello Studio Pagano & Partners, mette nella procedura liquidatoria della durata di 5 anni:

  • il ricavato dalla vendita di metà di un complesso immobiliare di sua proprietà;
  • il valore dei modesti arredi presenti nell’immobile;
  • una provvista liquida mensile di € 350,00.

Un totale attivo di circa 40.000,00.